ITALIANO

COMUNE DI RICERCA PER L’IMMAGINAZIONE SOCIALE INCLUSIVA

C.R.I.S.I.: è l’abbreviazione di COMUNE per la RICERCA per l’IMMAGINAZIONE SOCIALE INCLUSIVA. Usiamo questo acronimo per sintetizzare in una semplice parola/concetto la più generale definizione dell’intero progetto. Proponiamo “crisi” perché è evidente come sia l’argomento più contemporaneo e urgente da affrontare e dibattere e su cui lavorare nel contesto italiano e europeo, e in questo caso nello specifico Bologna. Le radici della parola greca krisi vengono da krinein che significa “decidere, separare, giudicare”. Per definizione “è uno stadio cruciale o un punto di svolta nel corso di qualcosa, in una sequenza di eventi o in una malattia. Può anche indicare un instabile periodo di estrema problematicità o pericolo in ambito politico, economico, ecc. ecc.”.

Riteniamo che sia una vera parola chiave dei nostri giorni e che coinvolga il 99% delle preoccupazione di tutte le genti del mondo, come si può vedere nei media, nei social network e nelle strade. Per questi motivi il titolo e i contenuti di questo progetto aiuteranno a richiamare l’attenzione su una grande percentuale della popolazione. Riteniamo infatti che lavorare su questo problema possa ben sposarsi con il fulcro di questa seconda edizione del Premio Internazionale di Arte Partecipativa organizzata dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.

SOCIAL READYMADE: usiamo il concetto di social readymade come una pratica artistica che sia il risultato di un dislocamento contestuale e della segnalazione di quelle esistenti situazioni, tensioni e conflitti al fine di dar loro visibilità. È un’operazione contestuale che interviene nell’attuale scena sociale grazie a elementi semantici presi da realtà già esistenti con a scopo di dar loro un nuovo significato che possa attivare una riflessione critica.

COMUNE: usiamo il termine comune nel suo significato più letterale con l’intenzione di produrre uno spazio per la comunicazione sociale, un dialogo fra l’arte contemporanea e gli strumenti di comunicazione mediatica. In questo caso l’idea di “comune” intende incentivare la partecipazione collettiva non solo rispetto sul piano artistico e creativo, ma anche per creare un piano collettivo per la distribuzione delle risorse e dell’economia del progetto stesso. Al tempo stesso cercando la dissoluzione dell’autoria in unaesperienza collettiva di arte partecipativa, condividendo il protagonismo e la visibilità con diversi attori sociali.

IMMAGINAZIONE SOCIALE INCLUSIVA: lo stato attuale del capitalismo neo-liberale ha profondamente deteriorato l’immaginazione sociale. Oggi sembra difficile anche solo immaginare altri possibili sistemi rappresentativi. Quindi IMMAGINAZIONE SOCIALE INCLUSIVA si riferisce al riscatto della capacità di immaginare altre possibili strutture e relazioni sociali che diano vita a nuove concezioni di spazio pubblico, di modelli economici e culturali, di vita sociale.

ANOMIA, DEGRADAZIONE e CRISI DI RAPPRESENTATIVITÀ.

DEGRADAZIONE: è un termine che deriva dal latino degradatio. Il concetto è associato al verbo degradare il quale si riferisce all’atto di rimozione dei titoli, dei diritti, degli onori e privilegi di una persona alla riduzione delle facoltà e delle proprietà o di un soggetto (i giovani), o di qualcosa (la città). Nel linguaggio di tutti i giorni la nozione di degradazione è spesso usata come sinonimo di disonore, disgrazia o umiliazione. Questo forte concetto è usato da una parte di adulta e dai mass media per definire quella gioventù che si ritrova di notte nei centri storici delle città, negli spazi pubblici vicini alle università, per ascoltare musica, bere, parlare, divertirsi. I giovani però sono frustrati dalla propria situazione attuale e sono arrabbiati rispetto all’uso che si fa di questa categorizzazione della loro generazione. Non trovano sicurezza in loro stessi, nei loro progetti, nelle loro immagini e parole. Molto spesso, come nei casi di eventi culturali, vengono trattati come semplici consumatori della loro stessa degradazione, incrementando così la sensazione di stigmatizzazione che produce risentimento, rigetto del passato, dolore e paralisi. Il “DEGRADO” come metafora ha anche una locazione geografica nella città di Bologna: Piazza Verdi. Questo luogo storico ha due significati sostanziali nella memoria della città: le esperienze degli autonomi della generazione degli anni ’70 e l’attuale fenomeno di “degradazione”, dove entrambe le esperienze sociali condividono lo stesso spazio urbano.

Come uno specchio della crisi della rappresentatività politica questo fenomeno può essere introdotto come una sintomatica ANOMIA sociale e linguistica. “Anomia” in psicologia e sociologia è una condizione che emerge quando le regole sociali vengono degradate o direttamente rimosse o non vengono più rispettate dai membri di una comunità. Ciò è anche un disordine linguistico che rende impossibile per una persona il chiamare le cose con il proprio nome. La più semplice descrizione di questo disordine equivale alla sensazione di avere costantemente le parole sulla punta della lingua, ma di non riuscire a pronunciarle. L’anomia si manifesta quando questa difficoltà diventa cronica e il linguaggio non riesce ad essere recuperato, il che è normale durante il processo di invecchiamento. In sociologia l’anomia si manifesta quando le finalità di una cultura o di una popolazione e la sua capacità di accedere agli strumenti necessari sono dissociati. In questo modo il legame tra strumenti e finalità si indebolisce fino ad arrivare alla rottura della cornice sociale. L’anomia cresce con l’alienazione giovanile e con la difficoltà che i giovani hanno nel dire al resto del mondo cosa sta succedendo e cosa loro desiderano dal futuro. Si può notare come la forza della pressione sociale pesi sui giovani disoccupati e sulle classi socio-economiche basse, su coloro che stanno sotto il livello standard, e su coloro che dipendono dalle finanze della propria famiglia. Come risultato di questa pressione, l’anomia può produrre comportamenti a rischio come l’alcolismo, la dipendenza dalle droghe, la violenza, i disordini mentali ed il suicidio.

CRISI DI RAPPRESENTATIVITÀ. La crisi della rappresentatività diventa evidente quando è percepita come una profonda sfiducia nelle istituzioni e quando i classici modelli di rappresentazione diventano insufficienti. Il DEGRADO e l’ANOMIA sono due sintomi che possono comparire in una potenziale CRISI di RAPPRESENTATIVITÀ. La nostra esperienza della crisi del 2001 in Argentina può essere un caso esemplare per interpretare l’attuale situazione italiana. Questa crisi, che è esplosa nel 2001, è iniziata dalle politiche economiche attuate durante il periodo della dittatura militare negli anni settanta sotto l’influenza delle agenzie di credito internazionali. Dopo il ritorno alla democrazia, questa crisi latente si è ingrandita con l’introduzione delle nuove politiche neoliberali negli anni novanta: il libero mercato, lo stato di deregolamentizzazione e la privatizzazione. Dalla crescita di un governo corrotto che ha costantemente abusato del suo potere fondato sulla pretesa di essere stato eletto democraticamente, lo scetticismo è cresciuto insieme alla disoccupazione ed alla precarizzazione. La crisi di rappresentatività scende fino al punto di totale sfiducia nelle istituzioni e nei loro rappresentanti. I giovani della nostra generazione, come i giovani italiani oggi, sono frustrati, rifiutati e non presi in considerazione. Quelli che avevano vent’anni in quel periodo furono i protagonisti di quelle rivolte e durante il successivo stadio di normalizzazione post-crisi (che si estende fino al presente) assunsero un ruolo attivo come nuovi soggetti sociali, riappropriandosi della politica come di una pratica per riformulare nuove proposte e nuove esperienze culturali. Basandoci sulle differenze e sulle affinità in entrambi i contesti, noi vorremmo contribuire a questo progetto condividendo esperienze di strumenti comuni che aiutino a superare certi sintomi della crisi attuale.

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