ITALIANO

Il progetto C.R.I.S.I. del collettivo argentino Etcetera è il vincitore della seconda edizione del Premio. Lo annunciano insieme i componenti della giuria internazionale composta da Julia Draganović, curatrice del Premio, Alfredo Jaar, tra i più influenti artisti del panorama internazionale dell’arte contemporanea, Rudolf Frieling, curatore del dipartimento di Media Arts presso il San Francisco Museum of Modern Art, Bert Theis, artista e curatore, co-fondatore di out-Office for Urban Transformation e Isola Art Center, Milano e Luigi Benedetti, Direttore generale dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.

PREMIO INTERNAZIONALE DI ARTE PARTECIPATIVA.

BY JULIA DRAGANOVIĆ E CLAUDIA LÖFFELHOLZ, CURATRICI DEL PREMIO INTERNAZIONALE DI ARTE PARTECIPATIVA

Il Premio Internazionale di Arte Partecipativa nacque a Bologna nel 2009 – sul finire di quel periodo che ha visto il magnate dei media Silvio Berlusconi Primo Ministro d’Italia. I cittadini italiani stavano scivolando sempre più in uno stato di stanchezza e di dubbio generale rispetto alla democrazia come forma di governo, o, ancor più a monte, riguardo a qualsiasi tipo di sistema rappresentativo di per sé. Per noi come curatrici è stata al contempo una grande opportunità e, per varie ragioni, un’enorme sfida sviluppare un premio che valorizzasse pratiche artistiche socialmente impegnate. Di fatto, a fianco del Premio Internazionale di Arte Partecipativa, non esistono in Italia altre possibilità di finanziare attività artistiche dedicate al sociale (così come mancano programmi di finanziamento di interventi artistici nella sfera pubblica). Per di più in quel periodo l’idea di un premio che si occupasse di questo tipo di iniziative non era ancora stata sviluppata da nessuna parte nel mondo (l’Annenberg Award iniziò soltanto l’anno successivo).

La prima sfida da affrontare era la ricerca di risposte a una lunga serie di domande; quesiti che abbiamo inteso come urgenti nel momento della formulazione del progetto e che continuiamo a sentire particolarmente importanti nell’attuale contesto italiano. A spronarci sono stati interrogativi come: «che cosa crea senso di appartenenza in una comunità?», «come possono essere ridistribuite libertà, creatività e responsabilità all’interno di un gruppo di lavoro “alternativo”?» e, ultimo, ma non meno importante, «come si può, in generale, alimentare ed accrescere la consapevolezza del bene comune?». Queste domande non riguardano necessariamente tutte le pratiche artistiche socialmente impegnate. Abbiamo deciso di utilizzare il termine “partecipativo”, nonostante il dibattito internazionale tenda a metterlo in discussione, per la ragione di cui sopra: durante le lunghe conversazioni avute con le varie parti coinvolte abbiamo notato una carenza profonda e, al contempo, il desiderio di creare esperienze condivise – desiderio che tuttavia in Italia si traduce nella mancanza stessa della possibilità di partecipare. Quale sia il miglior criterio di individuazione e selezione dei candidati al premio era e resta tuttora un enigma che tentiamo di risolvere muovendoci per prove ed errori; il metodo di ricerca e scelta dei candidati idonei viene quindi rivalutato e ripensato di edizione in edizione rimanendo così sempre in divenire.

La nostra proposta è stata quella di sviluppare un premio con una doppia valenza: da una parte quella di riconoscere il merito ad artisti che hanno dedicato la propria carriera alla realizzazione di interventi unici ed efficaci all’interno del contesto sociale, dall’altra il poter invitare gli artisti vincitori a realizzare il proprio progetto sul territorio della Regione Emilia Romagna. Quest’ultima parte è stata concepita come una sorta di restituzione per i cittadini della regione stessa che hanno a loro volta finanziato il progetto: essendo coinvolti nella realizzazione del progetto vincitore, essi sono parte del premio tanto quanto gli artisti. Per questa ragione il compenso del premio è stato suddiviso in due parti: oltre alla somma assegnata agli artisti vincitori come quota personale da utilizzare liberamente per i propri scopi, è stato previsto un budget da dedicare interamente alla realizzazione del progetto.

Essere straniere in Italia in questa data circostanza aiuta e al tempo stesso complica i nostri ruoli di curatrici. La maggior parte della nostra vita quotidiana in Italia viene condivisa con i partecipanti del premio: naturalmente, non essendo nate e cresciute qui, non abbiamo vicino a noi quella rete di contatti caratterizzata dal fatto di durare per una vita – come ad esempio famiglia, amici e colleghi – e, proprio per questo, condividiamo con gli artisti in visita la necessità di creare nuovi legami di volta in volta. Trovarsi nello stesso tempo all’interno e all’esterno, rende la nostra posizione precaria, anche se d’altra parte facilita il nostro compito di mediatrici. Tuttavia, curare un progetto di arte partecipativa che intenda sviluppare una relazione innovativa tra l’artista e il pubblico è una sfida in sé e per sé, all’interno della quale il curatore agisce come terzo elemento in un esperimento dal risultato imprevedibile. Interpretando il nostro ruolo principalmente come interlocutrici e catalizzatrici rispetto a tutte quelle persone che si trovano coinvolte in un progetto che dovrebbe portare il pubblico ad essere partecipante, ci chiediamo costantemente dove intervenire, quando fare domande, quando rispondere – in poche parole: quando parlare ed agire e quando invece attendere in silenzio, per non rischiare di assumere un ruolo che dovrebbe esser coperto da qualcun altro.

Lavorare con il Grupo Etcetera al progetto C.R.I.S.I. si è rivelato relativamente semplice, in quanto gli artisti hanno richiesto una totale autonomia durante il periodo di ricerca così come nella fase esecutiva del progetto. Essere osservatrici è stato un ruolo nuovo per noi, e non è stato facile abituarci a questa apparente passività, che ci ha però permesso di cercare nuove risposte alle domande che ci siamo poste in precedenza e che ci guidano nello sviluppo del premio. Abbiamo apprezzato la disponibilità di Loreto Guzman Garin e Federico Zukerfeld a condividere con noi e con il pubblico, attraverso questa pubblicazione, le conoscenze acquisite durante la loro residenza a Bologna. Siamo sicure che C.R.I.S.I. e i social ready-made presentati dal Grupo Etcetera saranno proficui e preziosi non solo per la nostra contingente ricerca, ma anche per il futuro.

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