ITALIANO

RESPONSE-ABILITY

UNA CONVERSAZIONE TRA ETCETERA (FEDERICO ZUKERFELD & LORETO GARIN GUZMAN) E GALIT EILAT

ETCETERA: Due anni fa abbiamo partecipato al Salone d‘Ottobre a Belgrado curato da te (insieme ad Alenka Gregoric). In quell’epoca la dichiarazione del curatore si era focalizzata sul senso di responsabilità ed i modi, o abilità di reagire alle diverse visioni del mondo, e nello specifico sui ruoli dei produttori e/o consumatori di cultura. Oggi guardando alla molteplicità degli eventi che si registrano nel mondo (che incidono anche sulle strutture della cultura globale e sul sistema artistico in se stesso) come richiami massivi per la conservazione (e/o recupero) dello spazio pubblico, l’uso delle risorse pubbliche e contro l’autoritarismo o contro la corruzione. Vedi un aumento della responsabilità collettiva verso lo stato mondiale?

GALIT EILAT: Sì, vedo cambiamenti fondamentali nel senso che la gente di diverse nazioni e regioni geografiche reagisce. In termini generali, le diverse risposte si dirigono ai vari sistemi di governo, tuttavia le reazioni hanno delle similitudini, cioè tutte chiedono un cambiamento radicale del sistema di governo.

ETCETERA: Puo‘ essere interpretata come “risposta” basata sul risorgere del senso di etica comune, una responsabilità collettiva?

GALIT EILAT: Il punto di svolta significativo che ora osservo è il potere della solidarietà che permette alla gente di reagire. Questo può tradursi come capacità di rispondere/ essere in grado di dare risposta. Reagire in modo diverso a quello che conoscevamo in passato. Questa volta le risposte non negoziano con il sistema governante, la risposta al potere è NO. Dire di no alla negoziazione mantiene la forza della risposta senza il bisogno di compromesso.

ETCETERA: Come è possibile generare o stimolare un senso di responsabilità o più impegno all’interno del campo professionale dell’arte contemporanea, per quello che accade al di fuori di quella sfera ?

GALIT EILAT: Questa in certo senso è una domanda buffa. Sottolinearla implica assumere che esistono due mondi, o che il mondo abbia un dentro e un fuori. Il mondo dell‘arte contemporanea non è un luogo naturale da proteggere. Ne un’unità separata. È inseparabilmente impegnato e prende parte attiva nel mondo. Questo si può osservare attraverso il suo ruolo nell’economia, nell’ideologia, nella cittadinanza, etc. Tuttavia, scelgo di lavorare nel Centro Israeliano per l’Arte Digitale, con tutte le sue specificità per trasmettere valori universali alla società israeliana. Questa decisione deve essere intesa come tentativo – come nella avanguardia agli inizi del ventesimo secolo – per utilizzare l’agire artistico per esprimere la speranza in una società liberata e rettificata, e per disegnare un orizzonte etico che permetta la critica alla situazione in essere, sottolineare la sua contingenza come risultato delle decisioni sociali e politiche, e che si disponga ad introdurre modelli alternativi all‘ideologia imperante o al pensiero politico. Il rifiuto ed il timore dell’arte “reclutata”, “impegnata” o “politica” in Israele non è diversa da quello di altre latitudini, questo non cambia il fatto che l‘opposizione all‘arte politicamente impegnata o agli artisti politicamente impegnati, è in se stesso un atto politico, giacché cerca di subordinare e disciplinare l’arte in un modo consensuale che riafferma lo status quo. Si può contemplare la sfera sociale in rapporto alle richieste istituzionali di ubbidienza e dopo, opporsi ad esse – per esempio, impegnarsi nella resistenza, nella protesta, nell‘arte, e l’introduzione della libertà in una realtà tristemente oppressiva dove si negano le libertà.

ETCETERA: Sulla base dello stesso testo del curatore che avevi scritto: “simulazione, esperimento e ri-attuazione degli eventi – in quell’ordine specifico – possono essere interpretati come metodi per dar forma alla realtà contemporanea, rivisitandola e capendola meglio”. Guardando all‘enorme senso di performatività del quale hanno attinto alcune delle attuali proteste e manifestazioni odierne: come credi che quei metodi di rappresentatività (simulazione, esperimento e ri-attuazione) si applichino sull’attuale scenario sociale?

GALIT EILAT: Quando scrissi “simulazione, esperimento e ri-attuazione degli eventi – in quell’ordine specifico– possono essere interpretati come metodi per dar forma alla realtà contemporanea, rivisitandola e capendola meglio”, volevo dire che la simulazione, l’esperimento e la ri-attuazione in questo ordine, sono strumenti che vengono utilizzati per creare indottrinamento. Guardando oggi alle varie manifestazioni nel mondo è vero che esiste una similarità visiva ma più che altro a livello dell’imitazione, non sono sicura che la chiamerei ri-attuazione degli eventi o simulazione perchè frequentemente sembra mancanza di revisione o di analisi.

ETCETERA: Come interpreti il conflitto come fenomeno che stimola le pratiche artistiche contemporanee e la nuova produzione di significato?

GALIT EILAT: Cos’è una zona di conflitto e come incide nella prassi artistica? È un territorio con conflitto tra diversi stati, tra cittadini dello stesso stato, o tra lo stato e i suoi cittadini. Non sempre viene annunciato il conflitto o percepito come guerra, e lavorare come artista o curatore in una zona di conflitto non è una questione di scelta. La scelta consiste nel rivolgersi al conflitto come punto focale della nostra pratica. Secondo Yeshayahu Leibowitz (1903-1994) uno dei pensatori ebrei più schietti e tra gli intellettuali israeliani pubblici: una persona è costretta – e accetta il suo destino – di vivere sotto l’ apparato dello Stato. Tuttavia, lo Stato è una pura cornice giacché non ci può essere uno Stato democratico con un consenso su contenuti condivisi. Negli anni, in vari spettacoli della TV e nei film, Leibowitz sosteneva che l’apparato governamentale chiamato “Stato” non ha valore aggiunto, volendo dire che lo Stato è un apparato strumentale. A meno che si aderisca all’anarchia, si deve sostenere questo apparato governamentale. Il cittadino di uno Stato non è libero, ma questa è una necessitaà inevitabile giacché vivere insieme richiede una serie di regole uniformi. Questo crea conflitto tra i valori di una persona come individuo,che in principio si oppone a ogni dominazione su se stesso/stessa e su ogni forma di governo, anche su quella che permette di vivere insieme come comunità.

Secondo Leibowitz questo e‘ molto profondo nel conflitto politico. Tutti i diversi sistemi politici, programmi e costituzioni, sono tenativi di affrontare questo problema. La democrazia, opposta ad altre forme di governo, impegnata nel ridurre l‘ autorita‘ del governo, al minimo necessario, nonostante e‘ cosi. Leibowitz argomentava, fermamente eccessivo. Allora non ci sara‘ mai accordo sui valori, giacche‘ non si puo‘ ragionare su di essi, quindi si puo‘ soltanto lottare contro i valori. Con questo aveva posto il valore della vita umana e della liberta‘ umana come valori supremi. Dalle parole di Leibowitz segue che uno Stato democratico non si basa sui valori o e‘ stabilito grazie ai valori. Bensi, uno Stato democratico si suppone che provveda ai bisogni basici dei cittadini (per servire al cittadino). Il modello proposto da Leibowitz per un regime democratico fondato sul conflitto -cioe‘, una tensione costante tra il cittadino e lo Stato, tra la liberta‘ civile ed i diritti dei cittadini dall‘altra parte, e gli obblighi legali dall‘altra non e‘ nuova. Compare in differenti forme in Marx e le sue discussioni sulla lotta di classe, piu‘ tardi negli scritti di Chantal Mouffe, che argomenta a favore di un agonismo politico, cosi‘ in pensatori come Howard Zinn ed altri della sinistra marxista.

Galit Eilat è una curatrice, critica d’arte e fondatrice del Centro Israeliano di Arti Digitali a Holon. È research curator al Van Abbemuseum di Eindhoven (Olanda), e presidente dell’Akademie der Künste der Welt di Colonia (Germania). È membro del gruppo di curatori della 31° Biennale di San Paolo (2014)

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s